Analisi storica dell'insediamento

Il paese di Calvene, che sorge a 201 m s.m., in una valle dove scorrono i fiumi Astico e Chiavona, risultava esistere già in epoca romana, come testimoniano i numerosi reperti scoperti in epoche diverse, alcuni dei quali riportano delle iscrizioni riguardanti una certa "gens Calvenia" insediata in questa valle.

Numerose sono infatti le località della valle dell'Astico dove sono stati scoperti cimeli e monete d'epoca romana e testimonianza del dominio di questo popolo sulle genti locali.

Contrastanti sono comunque le tesi sulla reale origine del nome Calvene che alcuni sostengono derivi dal nome "Calventis" supposta denominazione del paese 2000 anni fa, la cui origine si fa risalire ad un'estensione dei termini etruschi vers o velt trasformano successivamente in Calvenis a seguito di una naturale evoluzione della lingua.

Rimane comunque il fatto che il paese fu soggetto, insieme a tutta la regione alla denominazione romana, seguì l'iter del suo impero dallo splendore allo sgretolamento e subì la distruzione conseguente alla discesa delle orde barbariche che in diversi momenti invasero l'Italia.

Calvene fu assoggettata ai Longobardi, come testimoniano i nomi di alcune contrade la cui origine è tedesca, quali le contrade Bordogni, Bisozzo e Bissoli, e un antico documento nel quale ci parla di " un tal Giusto figlio di Martino, di nazione longobarda, che possedeva in Calvene campi, case, masserizie, mobili, ecc. ..."

Già a quel tempo sorgeva a Calvene un Pieve la quale, Secondo certe ipotesi si innalzava dove anticamente si trovava il forum romano.

Si suppone che questo si trovasse in prossimità dell'attuale cimitero dove successivamente fu edificata appunto l'antica Chiesa, che fu riedificata nel XVI secolo e travolta dallo straripamento della Chiavona nel 1850.

La posizione del forum e della successiva chiesa fa presupporre che anticamente il paese sorgesse più a sud e che, in epoca medievale, per ragioni di difesa questo si fosse spostato nella posizione odierna.

La dominazione Longobarda durò due secoli e fu succeduta da quella dei Franchi con Carlo Magno nel 774.

Sotto il suo regno inizio il dominio dei vescovi, principi e possessori di terre e riscossori di decime.

In questi luoghi regnava il vescovo di Padova.

Nel frattempo finiva la dinastia carolingia e si sgretolava il Sacro Romano Impero.

Nel 911 il re del Regno d'Italia, Beregario I, marchese d'Ivrea, confermava all'allora vescovo di Padova la proprietà dei beni che gli erano stati conferiti e le facoltà di erigere castelli.

Intorno al 1100 sorsero così due castelli dei quali non rimane più nulla se non il nome dei luoghi dove sorsero: Castellaro, al centro della contrada omonima, e Monte Castello o Rocca, una località a nord del paese.

Il primo doveva dominare la valle dell'Astico, la valle della Chiavona e la via principale al paese; il secondo le valli di Chioda e Porca e la pianura antistante.

Questi punti necessitavano di maggiore difesa poiché costituivano la più veloce via d'accesso dalla pianura all'altopiano e viceversa.

Da un documento del 1268 risulta che Calvene era già un Comune e aveva un suo sindaco e un procuratore che amministrava i beni che i canonici di Vicenza gli avevano ceduto.

In questo periodo le decime non venivano più versate al vassallo eletto dal vescovo, ma al decano del feudo ed eletto dal popolo, e quindi versate nelle casse del Comune.

Nel XIV secolo si susseguono al potere Vicentini, Padovani, Carraresi, Scaligeri e Visconti.

Nel 1347 i Veneziani, ottenuto il permesso di attraversare il territorio vicentino scesero dalla Val d'Astico con un esercito di soldati germanici per combattere il nemica Francesco di Carrara, portando distruzione e seminando terrore.

Nel 1404 Calvene passava con tutta la provincia sotto il dominio della Serenissima; la tradizione vuole che in quel periodo un personaggio importante ma scomodo di Chioggia fosse esiliato proprio a Calvene e che egli diede il nome alla Val di Chioda.

Nel 1390 si parla di feudo dei comuni di Calvene, Lugo e Lonedo; il che dimostra che i due ultimi paesi avevano ottenuto l'autonomia amministrativa.

Nel XV secolo le maggiori risorse del paese erano la coltivazione del frumento, granoturco, segala, avena, uva e olive.

Quest'ultima coltura interessava prevalentemente le contrade meglio esposte dei Bordogni, Rossi, Collesello, Valsavina e Termine.

L'attività artigianale era costituita prevalentemente dalla lavorazione della lana.

Poche sono le case nel paese di Calvene che si conservano dal X secolo, la maggior parte dei fabbricati risale al 1400-1600.

Qualcuno mantiene le caratteristiche dell'antica casa padronale che doveva appartenere ai nobili del luogo i quali, però, preferivano risiedere stabilmente a Vicenza e trascorrere nel luogo d'origine solo i mesi estivi.

Per questa regione non molti sono i nomi delle famiglie originarie di Calvene che si sono conservati.

Fra questi: i Testolin, i Brazzale, i Dalle Molle, i Cappozzo, i Binotto, ecc. .

Le famiglie potenti del paese si chiamarono comunque semplicemente "De Calvene".

Nel 1525 veniva riedificata e restaurata la chiesa.

Nel 1575 la peste fece moltissime vittime le quali vennero sepolte in un luogo lontano del paese chiamato Lazzaretto in prossimità del torrente Chiavona.

Sulla sommità del Lazzaretto fu costruito un capitello detto di San Rocco o anche capitello della peste.

Nel 1640, dopo alterne vicende, la chiesa di Lugo, fino ad allora sotto la giurisdizione di quella di Calvene, si scisse e la parrocchia si ridusse a 446 anime assumendo le dimensioni attuali.

Nel 1574 fu costruita la chiesa di San Bellino nella frazione Monte che era allora costituita da sette famiglie.

Nel XVIII secolo iniziò lo sfruttamento delle numerose risorse idriche del paese, utilizzando il Maglio e i numerosi mulini, i primi dei quali risultavano già essere costruiti nel XV secolo.

Nel 1797 con il trattato di Campoformio Napoleone cedette la repubblica di Venezia all'Austria; in seguito, nel 1805 essa fu annessa con altre conquiste napoleoniche al regno d'Italia.

Alla caduta dell'Impero napoleonico la regione tornò sotto la dominazione austriaca.

Nel 1850 una violenta alluvione inondò il paese di Calvene travolgendo il cimitero, trascinando nella rovina anche la chiesa e il campanile, compromettendone la statica. L'arciprete lanciò quindi alla comunità l'idea di costruire una nuova chiesa situata in un luogo più sicuro.

Così nel 1852 iniziavano i lavori di costruzione della nuova chiesa su progetto dell'architetto Antonio Diedo della scuola veneta e architetto alla corte d'Austria.

La chiesa è in stile jonico-dorico.

Con i finanziamenti ottenuti dalla corte austriaca si poterono recuperare e restaurare le opere artistiche dell'antico tempio; fra questi: la tela dell'Annunciazione attribuita al Maganza (pala dell'altare maggiore ), al tela raffigurante l'Annunciazione di autore ignoto del '600, la tela della cena di Emmaus attribuita alla scuola del Veronese, il quadro di San Pietro Martire di Jacopo da Ponte; i quattro altari in marmo, di cui uno tabernacolo, della seconda metà del '500.

Nella sacrestia furono invece, posti dopo il restauro, la terracotta di San Pietro Martire, del '400; il Crocefisso Gotico, il Battistero dell'antica Pieve del X secolo e la statua bizantina della Madonna della cintura.

Nel 1863 il parroco di Calvene fece erigere il nuovo campanile accanto alla chiesa.

Nel 1878 veniva costruito il ponte sulla Chiavona che risolveva i problemi di collegamento del paese con il resto della provincia.

Nel 1900 veniva eseguito l'affresco della visione di Costantino e nel 1901 veniva eretto a Magon il capitello dedicato al Redentore.

Nel 1912 il nuovo parroco fece costruire la cuspide del campanile alta 18m che raggiunse l'altezza di 55m; fece restaurare la facciata della chiesa e l'anno successivo decorare il coro.

La mancata costruzione della cartiera e del cotonificio Rossi furono causa di emigrazioni di numerosi calvenesi.

E' questa la ragione per cui negli ultimi 100 anni la popolazione di Calvene è rimasta praticamente la stessa.

Tra le opere significanti realizzate in questi anni sono da ricordare:

Durante la prima guerra mondiale, in seguito alla rottura dell'alleanza dell'Italia con l'Austria e per timore di rappresaglia da parte degli austriaci, il paese di Calvene fu evacuato.

La popolazione rifugiatasi a Thiene rientrò nel 1917.

Calvene era sede di un grosso deposito di munizioni e in Valsavina c'era una grossa polveriera; per queste ragioni soldati italiani ed inglesi rimasero di stanza in paese fino al 1919.

La strada militare di Monte Cavalletto iniziata alla fine del 1917, che collega Calvene con i monti antistanti fu modificata in parte dall'ingegnere Daglioni che la fece passare vicino alle stalle che si trovano a nord della contrada Monte; egli fece costruire anche la strada e la gradinata della chiesa della frazione.

Egli tracciò anche la strada che partendo dalla località Larghetto, sul Monte Cavalletto, collega le varie malghe di Caltrano.

Nell'immediato dopo guerra la prima fonte di lavoro per tutta la popolazione fu la riparazione dei danni provocati dalla guerra e la chiusura delle trincee.

Ben presto però, molti furono costretti ad emigrare nel resto d'Europa, in Africa e nelle Americhe.

La popolazione che rimaneva si dedicava all'allevamento del baco da seta e alla lavorazione della paglia.

Gli unici introiti del Comune erano costituiti dal taglio del legname, dall'affitto delle malghe e dai contributi statali.

Nel 1933 iniziarono i lavori di costruzione della casa del fascio.

In quegli anni vennero realizzate anche le seguenti opere pubbliche:

L'acqua veniva distribuita attraverso una serie di fontanelle pubbliche delle quali la popolazione attingeva.

Nel 1938 vennero realizzati i primi allacciamenti pubblici.

Nel periodo antecedente la seconda guerra mondiale la disoccupazione a Calvene Raggiunse livelli altissimi (74 disoccupati e 234 assistiti su un totale di 1429 abitanti).

Durante la guerra il presidio tedesco si stabilì presso la locanda Sartori.

Nel '45 il paese fu occupato dai partigiani e per rappresaglia 7 case del paese furono bruciate dai tedeschi.

Le prime libere elezioni si effettuarono il 3 giugno 1945.

Nel dopoguerra le attività più diffuse furono la coltivazione dei campi, l'allevamento dei bachi da seta, la lavorazione della paglia, nella contrada Maglio la lavorazione del rame, del ferro e dello zinco, nella contrada Monte si produceva la carbonella.

Comune di Calvene - Piazza Resistenza, 1 - 36030 Calvene (VI) - tel. 0445 860534 - fax 0445 861670 - e-mail: segreteria@comune.calvene.vi.it

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